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CASELETTE a 404 m. di altezza, 14,22 Kmq. 2704 abitanti (al 31/03/2005); a 18
Km. da Torino, all'imbocco della Vai di Susa, è un ridente paese scaglionato sul
pendio del Monte Musiné (m. 1150) a dominio di una splendida conca di
prati irrigui e di colline boscose, sullo sfondo delle Alpi Graie e Cozie.
Il villaggio, un tempo agricolo, oggi ridotto ad una decina di aziende dedite
alla cerealicoltura, all'allevamento del bestiame (complessivamente circa 1000
capi) e poco più di un ettaro alla viticoltura, già frequentato come meta di
gite, dal 1960 è divenuto un discreto centro industriale (una sessantina di
aziende, per lo più metalmeccaniche, con un migliaio di addetti) e residenziale
in rapido sviluppo.
Notevoli, per l'importanza e la posizione dominante in vista della pianura
torinese, i due castelli millenari.Il primo, che sovrasta il vecchio borgo - già
dei Conti Cays di Giletta e Caselette - ora sede di un "Centro Salesiano
di Spiritualità". Il secondo, in località Camerletto, le cui vicende si
attestano all'età alto medievale (prima del X sec.)
Di nota i due laghi: Superiore (quasi interrato) e Inferiore, pescoso e in parte
ricoperto da giunchi e ninfee; i massi erratici e gli spuntoni rocciosi che
costeggiano il territorio e le pendici della montagna, costituiscono una
interessante attrattiva per gli studiosi della geologia alpina. Infine il Monte
Musiné (m.1150) con le sue leggende, i suoi monumenti situati sulla sommità
(Croce monumentale), lungo i suoi fianchi a m. 539 (Santuario di Sant'Abaco) e
la zona archeologica della Villa Romana _ (I-II d.C.r), richiamano dalla vicina
città e dalla sua cintura, soprattutto nelle tiepide giornate d'inverno, frotte
di visitatori.
L'amenità del paesaggio, il clima salubre e mite, le comode strade di accesso
oltre alla varietà di escursioni e di passeggiate, degli impianti sportivi, del
tempo libero e dell'accoglienza, fanno di Caselette un luogo ideale per un
soggiorno, un'escursione o anche per una riposante villeggiatura.
Da Piazza Cays al castello di Camerletto
Scendendo nel centro storico dalla piazza Cays per la via Roma, all'incrocio
con le vie Alpignano e Almese, si consiglia la sosta per una visita alla
parrocchiale di S.Giorgio Martire la cui fondazione viene fatta risalire al VI-
VII sec, nel contesto dell'espansionismo longobardo.
Al 1043 risale la prima menzione della chiesa di S,Giorgio, ma solo dal '300 si
ha notizia dei primi Parroci della chiesa,
Più volte rimaneggiato, il tempio trova nel 1852 la sua definitiva sistemazione
ad opera dell'arch. Barnaba Panizza (1806 –1895).
Il patrimonio artistico della
Parrocchia è costituito da tele e statue lignee di pregevole fattura,
Interessante l'organo meccanico Tamburini (1962).
Proseguendo per la via di Almese, poco fuori del centro abitato, si volta a sin,
quindi per la Strada dei Prati che tra coltivi e prati irrigui porta alla strada
del Prà, Voltando a dex, dopo un km, circa, si giunge alla cascina Bunino, poi a
sin, per la strada comunale fiancheggiante il canale irriguo "Bealera dei Prati"
(XV sec) si incrocia la Strada del Monginevro.
Oltrepassata l'arteria, a dex, si
sale al Castello di Camerletto.
Costruito prima del X sec. il Camerletto divenne redditizio nucleo fondiario
dell'Abbazia Benedettina della Novalesa fondata dal nobile Franco Abbone nel 726
e viene citato nella "Cronaca di Novalesa", scritta nella prima metà del XI sec.
Dai Benedettini nel XVII sec. passò ai Cistercensi Riformati (Foglianti) e
all'inizio del XIX sec. alienato a privati.
L’attuale allestimento edilizio è opera dell'Arch. Antonio Bertola (1647 -1719)
dopo le devastazioni provocate dai Francesi nel XVII e XVIII sec. Per una visita
al Castello far affidamento alla disponibilità del proprietario. Per il ritorno
si può scendere per la strada che lambisce lo spuntone di diorite sul quale è
stato edificato il Castello e attraversa la borgata; quindi, sul marciapiede
fiancheggiante la Statale, raggiungere il punto di partenza.
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Escursione al Monte Musiné
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Dalla piazza Cays, lasciando a
destra la cappellina settecentesca di S, Rocco, si percorre il viale S. Abaco.
Nei pressi del campo sportivo comunale, voltando a destra, per una bella strada
selciata fiancheggiata dai piloni della Via Crucis, si raggiunge (30') il
Santuario di S. Abaco (XIX sec.) che nel titolo ricorda il passaggio da queste
parti di monaci orientali verso il V - VI sec. o il ministero dei Benedettini
della Novalesa (X sec.).
Dal Santuario per il ripido sentiero, che percorre il crinale del monte, si raggiunge (1h) la vetta
del Musiné (m. 1150) dove i caselettesi nel 1901 edificarono una Croce
Monumentale alta 15 m in cemento armato con materiali portati a spalle dal
paese. Indimenticabile il panorama circolare che l'escursionista può godere
dalla cima sulle Alpi, la Valle di Susa e la pianura torinese.
Passeggiata a Pian Domini e alla pista taglia
fuoco
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Per l'altra escursione in terra caselettese si propone una tranquilla
camminata, al piano in direzione della Valle. Il percorso inizia da Viale
S.Abaco sulla strada che lambisce i campi sportivi e la recinzione del parco del
castello per raggiungere (10'), tra una fitta boscaglia, la vasta radura di
Pian Domini.
Ai lati si può ancora scorgere quel che resta della Torre della vigna (XIX
sec.) impiantata dai Cays alla metà dell'ottocento, un bel bosco di roveri
adulti e sullo sfondo la cresta rocciosa che degrada dalla cima del Musiné
dietro la quale si staglia la catena del Rocciavrè (2778 m). In questa zona è
possibile ammirare alcuni esemplari minori di massi erratici, di spuntoni
rocciosi dalle strane sembianze (come quello riportato nella foto) e le
misteriose coppelle incise su alcuni massi del crinale.
Proseguendo il cammino, verso il territorio di Almese il panorama si apre sulla
valle della Dora, con in primo piano uno dei più spettacolari monumenti
dell'Europa cristiana, la Sacra di San Michele della Chiusa. Lungo la strada, ci
si può dissetare ad una sorgente di acqua fresca, rarità per un monte,
notoriamente avaro di fontane e corsi d'acqua per quasi tutto l'anno.
Alla villa romana e ai laghi [torna a menu]
Da piazza Cays lungo Il viale S. Abaco, si passa a destra del campo sportivo
comunale; a fianco di un'area attrezzata per pic-nic si imbocca, ancora verso
destra, una strada dapprima acciotolata che passa al piedi di una delle più
belle aree boscose del Musiné. Attraversato Il greto di un torrente, si sale per
un sentiero fino a una fontana (vecchio acquedotto della montagna), che sbocca
In una larga radura, oltre la quale per una leggera discesa si raggiunge un'area
archeologlca di età romana.
Villa rustica romana
Non lontano dalla zona del più antico insediamento umano in Case lette
(tracce di un minuscolo abitato della fine dell'età del Bronzo Antico, circa
1700 a.C.), l' area della villa fu scelta in età augustea (ultimissimi anni
a.C. e primi d.C.) da coloni di Augusta Taurinorum (Torino) per edificare
un'abitazione-fattoria - di cui gli scavi archeologici hanno messo in luce parte
del settore residenziale - che fu attiva attraverso tre fasi di vita fino a metà
Il sec. d.C.
L'edificio, di ampie dimensioni ma dall'edilizia sobria e funzionale, era un
complesso quadrangolare con due gruppi di ambienti a quote diverse; il blocco
principale si affacciava con un portico che apriva una bella vista su campagna e
laghi sottostanti.
Verso nord, oltre un ampio pianoro che Invita a spaziare in un pregevole
quadro paesaggistico, le vecchie cave di magnesite testimoniano un'attività
estrattiva che tra secondo Ottocento e primo Novecento fu l'unica risorsa
Industriale del paese. A sud, lungo via Romana, si punta verso il lago, pescoso
e In parte ricoperto da giunchi e ninfee. Per via Vai della Torre, dopo la
possibilità di una deviazione per via Pietra Alta ad un masso erratico di
notevole dimensione in mezzo a un bosco, si torna verso piazza Cays; di fronte
al cimitero, presso il monumento ai caduti, la Cappella S. Giovanni.
S. Giovanni
Della struttura ancora in piedi, risalente al XII secolo, la bella abside è
l'unica testimonianza caselettese di architettura romanica. Sistemata in origine
probabilmente come cappella aperta(parte interna riservata al clero per le
funzioni
e parte esterna per i fedeli) quale si presenta oggi dopo il restauro, era un
tempo ornata da un bell'affresco tardo medievale ora scomparso.
Visita al Castello Cays e al parco
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A pochi passi dalla P.zza Cays è possibile scegliere, tra le varie proposte fin
qui suggerite, una tra le più belle e suggestive passeggiate del torinese,
entrando attraverso un'angusta foresteria dall'antico aspetto, adattata a
"Centro d'accoglienza giovanile", che da accesso al parco e poi alla sommità del
colle.
Un acciottolato di pietre di fiume dall'ingresso accompagna il visitatore verso un edicola dedicata alla Madonna con sullo sfondo una cinta di fortilizio alla francese del '500, sovrastata dalla rossa torre del castello che svetta tra una selva di piante maestose.
Questa coreografia naturale venne disposta nel 1837 da uno dei maggiori architetti di parchi e giardini dell'epoca, Xavier Kurten (Bruhl- Germania) 1769 - Racconigi (Cn) 1840) giunto a Torino al seguito delle truppe napoleoniche, quindi passato nel periodo della Restaurazione alle dipendenze del Principe Carlo Alberto Savoia Carignano.
Dall'edicola (a dex) una strada asfaltata porta alla sommità
del colle e al castello attraverso un bosco di querce centenarie mentre un'altra
lastricata a porfido, (a sin) introduce il visitatore alla meraviglia del parco:
il giardino all'inglese, o più esattamente al "giardino dei fiori", "jardin à
fleurs" come lo indica il Kurten. Anche se poco esteso, il giardino è
caratterizzato dal clima dell'ulivo. Qui hanno trovato e trovano il loro
habitat: l'ulivo, la tamerice, il canforo, la magnolia, il banano, piante
grasse, il nespolo del Giappone, la mimosa, palme di varie specie, ecc...
Tutto questo scrigno di piante, per lo più dalla foglia perenne, è diviso da
aiuole di fiori variopinti e delimitato dai bastioni del castello, da un
possente muro di cinta nel quale è stato aperto un passaggio sul viale che porta
alla cappellina di S. Liborio.
Davanti al giardino, si apre alla vista un panorama
incomparabile sul paese sottostante, sulla ubertosa pianura della Dora, sulla
collina morenica di Rivoli sormontata dal possente Castello oggi trasformato in
Galleria d'Arte Contemporanea e sulla periferia torinese. A chiudere il quadro,
sulla dex, in un'apertura che sembra creata apposta nei contrafforti del
Rocciavrè la grigia piramide del superbo M. Viso (3841 m). Passando oltre il
muro, il lungo Viale verso S. Liborio, segnava il confine di una zona ben
esposta a solatio messa a vigneto, ad una piantagione di fichi e all'orto.
Dal viale si accede per sentieri delimitati dal bosco e tra canneti, dove
trovano rifugio e nidificano varie specie di uccelli o al fondo dietro la
cappella, all'ampia spianata dove un tempo erano disposte le voliere dei fagiani
e delle pernici all'ombra di piante altissime come: cedri, sequoie, pini
mediterranei e querce. Qui, soprattutto in estate, si può apprezzare quanto
importante sia l'ombra, elemento dominante tanto caro al paesaggista che crea il
gusto del pittoresco. "L'ombra che circonda i castelli e racchiude rovine e
rocce suscitando mistero ed emozioni" (M. Bonaglia).
La visita al parco termina con l'ingresso al castello, le cui vicende affondano
nella notte dei tempi, dove non tutto è ancora chiaro. All'inizio adibito a
fortilizio o casa forte, via via divenne dimora a partire dal mille di nobili
famiglie come i De Caselette, i Canali, di un Savoia per finire ai Cauda e ai
loro consanguinei, i Cays di Giletta (Nizza Marittima).
Il più illustre dei quali, il Conte Carlo Alberto (1813
-1882) seppe attrarre l'interesse per il suo castello, durante l'epidemia di
colera (1854), della Casa Reale di Vittorio Emanuele Il e, qualche anno dopo,
del suo grande amico Giovanni Bosco (San).
Entrando al castello per la visita sarà opportuno soffermarsi sulla Cappella
della comunità (un tempo salone delle feste), sul Salone degli Scudi
(Sala d'Armi) che dava accesso alla biblioteca.
Al piano terra, un lungo corridoio introduce ad un'altra meraviglia: la
Cappella Gentilizia di N.S. delle Grazie che nella cupoletta ricorda il
genio dei Guarini della cappella sindonica di Torino.
Dopo uno sguardo al panorama dal cortile d'accesso, si potrà raggiungere la
foresteria scendendo attraverso il bosco delle querce o percorrendo il viale
delle palme che precipita sul giardino all'inglese e alla casa del giardiniere,
"maison du jardinier" per dirla con le parole del grande progettista prussiano.
Testi di Dario e Paolo Vota.
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