Nel Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale (1837) Goffredo Casalis così descrive il comune:
"CASELETTE (Caselettæ, Casellæ ad Duriam ripariam), com. nel mand. di Pianezza,
prov. dioc. div. di Torino. Dipende dal senato di Piem., intend. gen. prefett.
ipot. di Torino, insin. e posta di Rivoli. Sorge alla manca sponda della Dora
riparia, sulla parte meridionale di un aprico rialto, il quale distaccasi
dall'orientale estremità dell'alpe arsa Mussuniana, detta Musinè. E' discosto
sette miglia circa, a ponente, da Torino.
Su quel rialto, che domina il villaggio, s'innalza un ampio castello, che di
presente appartiene al conte Cays di Giletta. Una torre ed alcuni muri di
straordinaria dimensione, che nel riedificarsi di quella rocca vennero
conservati, appalesano che negli antichi tempi Caselette fu sito militare di non
poco momento. Alla distanza di mezzo miglio e ad ostro dall'abitato passa la
Dora, le cui acque vi servono ad inaffiare i beni che si trovano al piano. Il
territorio è ricco di vigneti, che forniscono in copia vini spiritosi: è assai
ferace di fromento, granturco e segale: abbonda eziandio di boschi atti a
provvedere molto legname da costruzione e soprattutto da bruciare.
Le sue strade sono comunali: una, da levante, conduce a Torino; un'altra, da
mezzodì, scorge al luogo di Almese; una terza, da tramontana, mette a Brione,
accennando alla valle che dicesi della Torre. Torna per altro a grave danno
degli abitanti, che le accennate vie si trovino in cattivo stato; perocché sono
eglino costretti a fare il trasporto dei loro prodotti con sì gravi dispendi da
esserne malamente compensate le loro continue fatiche.
Sul finire dell'autunnale stagione non vi manca il selvaggiume, e sul ridetto
monte i cacciatori fanno buone prede di augelli ricercati, e particolarmente di
pernici. Nell'estensione del territorio giacciono due laghi: sono vicini
all'abitato: abbondano di saporose tinche e di altri pesci d'inferior qualità.
La parrocchiale è sotto l'invocazione di s. Giorgio. Il paroco vi ha il titolo
di prevosto. I terrazzani sono robusti, affaticanti ed industriosi.
Trovasi in questo territorio:
Silice resinite, d'un bianco sucido, a frattura concoide e lucente: della
montagna detta il Musinè.
Sìlice idrofana, del colore e frattura simili alla precedente: trovasi mista ad
essa a' piedi del Musinè.
Eufotide col diallaggio verde scuro, galleggiante, e la giada bigia (ivi).
Eufotide col diallaggio d'un bel verde chiaro, e la giada bigia (ivi).
Cenni storici. L'antico nome latino di questo villaggio era Casellæ. La
desinenza in et o ette' di gallica origine, gli fu ne' bassi tempi aggiunta per
distinguerlo dal non lontano Caselle di Stura. Termina questo luogo la parte
australe della Valle di Susa, e segnonne perciò da tempi rimotissimi il confine;
ma, non è gran pezza, fu compreso nella provincia di Torino.
Da' marchesi di Susa pervenne in retaggio ai conti di Savoja; ma, come
dell'altro Caselle avvenne, l'imperatore Federico I il tolse ad Umberto III, e
ne investì l'anno 1164 il marchese Guglielmo il Vecchio di Monferrato suo
parente. Ritornato nel decimoquarto secolo a' primi suoi principi, fu da Amedeo
VI concesso in feudo a Goffredo Bovetti consigliere di s. Sebastiano, che da
Chieri traslocato erasi in Torino. Amedeo VI avendo poscia ricuperato questa
terra, diedela nel 1347 ai Vagnoni signori di Troffarello per la somma di
quattromila fiorini d'oro.
Non istette per altro lungo tempo sotto il dominio de' Vagnoni; perocché nel
1352 lo acquistarono i Canali di Cumiana, e da essi per via di donne passò ai
conti di Valperga. Lo cedettero questi ai Capponi di Torino, dai quali venne al
presidente Fabrizio Avenati di Rivoli.
Ebbelo dappoi con titolo di contea Francesco Cauda, presidente della regia
Camera de' conti al tempo di Carlo Emanuele II, da cui era tenuto in molta
stima. Per un singolare suo vezzo il conte Cauda amava essere chiamato il
presidente di Caselette.
Negli ultimi tempi questo villaggio fu dato ai Cays, conti di Giletta, Val della
Torre e Brione. Dei Canali conti di Cumiana, di Marsaglia, di Givoletto, del
Villare e di Bruino, si farà cenno all'articolo relativo a Cumiana, antico loro
feudo principale. La vetusta pinerolese famiglia Capponi, che venne a stabilirsi
in Torino sin dal 1300 era signora di Fiano. Di essa un Martino nel 1370
acquistò nel territorio di Bricherasco il castello e il feudo del Mollare,
conservato da' suoi discendenti per più di un secolo. Un Battista pe' suoi
militari servigii presso la corona di Francia fu fatto cavaliere di s. Michele
nel tempo, in cui Bartolommeo della stessa prosapia venne da Carlo Emanuele II
nominato generale delle poste, cavaliere de' ss. Maurizio e Lazzaro, e
consignore della valle della Torre. Moretto, esimio dottore di gius canonico nel
1310 fu dal comune di Pinerolo, per la conferma de' suoi privilegii, inviato al
principe di Acaja: Guglielmo nel 1384 reggeva l'abazia del Villare di s.
Costanzo.
Il conte Francesco Cauda di Torino, sotto il duca predetto, acquistò, oltre
Caselette, i feudi di Brione, val della Torre, Gravere, Meana ed Altoetto:
Antonio figliuolo di lui ebbe pure l'alta carica di primo presidente della regia
Camera sotto M. R. Giovanna Battista.
In marzo del 1630, per un artifizio del duca di Savoja, il Richelieu col
poderoso esercito da lui guidato al soccorso di Casale, dovette girare per la
strada di Caselette sin d'allora molto aspra e malagevole, e vi patì grandissimi
disagii di fame e di freddo. Potè poi soffermarsi nel castello di questo luogo,
d'onde mandò fare al Duca certe proposte, le quali non vennero che in parte e
con molto accorgimento accettate.
Popol. 800 circa. "
Fonte: WikiPedia anno 2008